Coronavirus e bias cognitivi: una riflessione

Coronavirus e bias cognitivi: una riflessione

Quando ci troviamo di fronte a ciò che non conosciamo, come sta accadendo attualmente per il coronavirus, mettiamo in atto una serie di meccanismi cognitivi e conseguentemente dei comportamenti tendenzialmente diversi o amplificati, rispetto a quelli abituali.

I bias cognitivi al tempo del coronavirus

 

CORONAVIRUS

In seguito ai recenti aggiornamenti circa la situazione di diffusione del Coronavirus in Italia e le conseguenti ordinanze sempre più stringenti messe in atto per evitare il dilagare del virus che porterebbe al collasso degli ospedali italiani, ho deciso di scrivere un ulteriore articolo.

Come spesso capita, di fronte a circostanze impreviste che comportano necessariamente un riadattamento, molte persone, comprensibilmente si trovano in profonda difficoltà.

Ciascuno di noi possiede una naturale predisposizione di tutela personale di fronte al pericolo, ma al contempo possediamo anche una serie di meccanismi che ci mettono nella condizione di valutare erroneamente quanto succede intorno a noi, impedendoci di analizzare la reale situazione nella sua complessità.

Nell’articolo precedente vi ho parlato di che cosa sono le euristiche e quali probabilmente sono state messe in campo. Adesso cercherò di descrivervi che cosa sono i bias, partendo dalla loro definizione e analizzando quelli maggiormente utilizzati.

Che cosa sono i bias cognitivi

I bias cognitivi sono giudizi, o  meglio pregiudizi, su qualsiasi questione affrontiamo, che tendenzialmente non corrispondono alla realtà pertanto ci portano ad interpretazioni della stessa commettendo errori di valutazione. Detto in altri termini i bias cognitivi ci portano a distorcere la realtà, attuando comportamenti e scelte sbagliate.

Sono il rovescio della medaglia delle euristiche: se queste infatti permettono di prendere decisioni e attuare soluzioni, effettuando giudizi sociali funzionali e rapidi, i bias invece portano a scartare informazioni utili e ad ostacolare la razionalità insita in ognuno di noi. Sono stati studiati a partire dai primi anni ’70 da A.Tversky e Kahneman con l’obiettivo di comprendere come gli essere umani prendono decisioni quando si trovano di fronte ad imprevisti e avendo poche risorse individuali da utilizzare.

Il nostro cervello è una macchina perfetta che nei momenti di maggior stress va in tilt. Vi rimando in proposito alla definizione di “eustress e distress” del precedente articolo.

Siamo soprattutto nell’epoca dei social, continuamente bombardati da informazioni, notizie spesso anche tra loro contraddittorie tanto che non siamo in grado di discernere quali sono quelle che possiamo ritenere maggiormente affidabili. Inoltre obiettivamente le notizie diffuse dagli Organi Istituzionali inizialmente non descrivevano la realtà per quella che poi si è rivelata in questi giorni.

I bias cognitivi sono numerosissimi, vediamo quali potremmo aver utilizzato in questa particolare situazione. In questa circostanza sono stati utilizzati prevalentemente quelli che hanno lo scopo di filtrare le miriadi informazioni che abbiamo recepito, complice l’utilizzo di social network che ci bombardano di informazioni nuove continuamente, per cui attiviamo un processo di selezione di quelli che per noi sono più impattanti, o che comunque riusciamo a tollerare di più. Vediamo allora i bias cognitivi che stiamo utilizzando nell’analizzare la diffusione del coronavirus.

Quali bias cognitivi abbiamo utilizzato?

L’ancoraggio

Il primo che mi viene in mente è l’Ancoraggio (Anchoring): la nostra mente fa di solito affidamento alle prime informazioni che riceve. C’è stato chi quindi leggendo informazioni scritte volutamente con toni allarmistici ha interpretato la situazione con una notevole preoccupazione fin dall’inizio. Di contro ci sono stati coloro che hanno seguito le informazioni dei giornali che hanno parlato del coronavirus come di una normale influenza. Come spesso succede la verità sta nel mezzo: oggi sappiamo infatti che non si può parlare di normale influenza in quanto la rapidità di diffusione e le complicanze che ne derivano soprattutto a carico delle persone più fragili sono importanti, dall’altra non è corretto analizzare il fenomeno amplificandolo, rispetto ai dati di realtà che ci forniscono le fonti ufficiali. Si sono attuati così due meccanismi cognitivi opposti:

  • la minimizzazione: i minimalisti ritengono il coronavirus una normale influenza
  • la massimizzazione: i massimalisti che parlano di pandemia, con visioni apocalittiche.

Siamo di fronte ad un pensiero collettivo dicotomico: è tutto bianco o tutto nero, o è una semplice influenza o è una pandemia.

Il bias di conferma

Il secondo è il Bias di Conferma (Confirmation Bias): tendenzialmente prendiamo in considerazione solo ciò che tenderà a confermare ciò di cui siamo persuasi, ignorando tutte le evidenze che vanno in direzione opposta rispetto a quello che è in contraddizione con le nostre convinzioni.
Questo porta attualmente, a comportarsi come se nulla stesse succedendo anche di fronte a richieste chiare da parte del Governo ad esempio di restare a casa, perché si continua a ritenere che non ci sia per sé e per gli altri alcun reale pericolo. 

Bias dell’Ottimismo

Il terzo Bias è quello dell’Ottimismo, la tendenza a immaginare un futuro positivo per noi e non per gli altri. Questo attualmente sta portando all’irrazionalre pensiero che tanto a noi non accadrà nulla: questo oltre ad avere un impatto sulla nostra salute, perché ci esponiamo a rischi come se ne fossimo immuni, dall’altra lo ha sulla salute collettiva, in particolare dei più fragili che potrebbero subire le conseguenze del nostro comportamento.

L’illusione di controllo

Infine un bias che va a braccetto con questo e che contestualmente può invece avere effetti benefici per noi e gli altri: l’Illusione di Controllo (Illusion of Control), ovvero la tendenza a sovrastimare la nostra possibilità di controllare gli eventi. Non siamo infatti in grado di evitare gli effetti del coronavirus, anche gravi sulla salute, fatto salvo che non siamo professionisti sanitari che lavorano in prima linea in questo stato di emergenza;  dall’altro però possiamo restare a casa e contenere quanto più possibile che il virus dilaghi.

Non si possono impedire i bias cognitivi profondamente strutturati che ci appartengono, ma possiamo sforzarci di riflettere, aprendo i nostri orizzonti al confronto, attenendosi a quanto ci è stato richiesto, senza dover magari arrivare ad un’imposizione forzata.

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *